Nuove tendenze – Concorso Lungometraggi
The Beast Hand
di Taichiro Natsume

Titolo originale: 獣手
Giappone, 2024, 77′
Sceneggiatura: Yasunori Kasuga, Taichiro Natsume
Fotografia: Chiaki Ishii
Montaggio: Takahiro Suzuki
Musica: Go Takahashi
Interpreti: Takahiro Fukuya (Osamu Kogure), Misa Wada (Koyuki Igarashi), Yota Kawasa (Akira Inui)
Produzione: Takahiro Fukuya per Eigabatake
Distribuzione: Reel Suspect
In programma Venerdì 29/11/24 – ore 18:30 – Spazioporto
Il giovane Osamu Kogure vive in un regime di quasi povertà, rimediando piccoli lavori occasionali con cui tirare avanti. Un giorno a casa sua si presenta Inui, un collega senza scrupoli e manipolatore, che inizia a controllare con la violenza sia lui che una donna, Koyuki, per poi coinvolgere entrambi in un tentativo di rapina a una fabbrica. Il piano però fallisce e Osamu perde il braccio sinistro. Ma quel braccio riprende vita, trasformandosi in qualcosa di mostruoso.
Note di regia:
Takahiro Fukuya, l’attore protagonista, lavorava come impiegato nell’industria cinematografica e, provato dal duro ambiente di lavoro, ha progettato il suo film da protagonista per ritrovare la speranza. Ha girato la prima metà del film con i suoi investimenti e ha poi raccolto i fondi necessari alla produzione della seconda metà attraverso il crowdfunding. Attori di talento come Misa Wada, Yota Kawase, Yuya Matsuura, Yudai Uenishi e Taro Suwa si sono riuniti, insieme al regista specializzato Taichiro Natsume, per essere co-protagonisti di un film che promette di essere l’horror violento definitivo.
(Note di produzione)
Taichiro Natsume
Nato a Tokyo, è specializzato in film horror a basso budget. Dopo aver lavorato in un’azienda di produzione video, si è messo in proprio come freelance. Tra i suoi lavori Convex Attack!!! Psychic Research Team Kachikomi (2017), Ido Shark/Well Shark (2023) e Love Shark (2023).

La critica:
Una variazione sbilenca e impossibile sul tema de La Bella e la Bestia, una fiaba splatter tra l’assurdo e la tenerezza, tra i margini della città e il mare che può custodire il futuro, un manifesto accartocciato sul mostruoso che abita l’armonia di un Paese come pochi altri innervato di contraddizioni sovente inestricabili, talvolta inaccessibili. La sceneggiatura è appesa a un filo, i mezzi produttivi altrettanto, ma lo svolgimento ha una trazione combinatoria, pluridirezionale e mutevole che colpisce. Il cuore di tutto è una storia d’amore, e lei e lui lo faranno, per la prima volta, questo amore, picchiandosi, stringendosi, colpendosi, quasi fosse per entrambi il primo gesto di rivolta alla vita. Un film, al fondo, sulla salvezza, in cui il passaggio dalla schiavitù a un briciolo di giustizia passa obbligatoriamente, disperatamente, per la bestialità.
(Leonardo Gregorio)
