Sei donne per l’assassino

 Eventi – Apertura

Sei donne per l’assassino

di Mario Bava

Italia/Francia/Germania, 1964, 88′
Sceneggiatura: Marcello Fondato, Giuseppe Barilla, Mario Bava
Fotografia: Ubaldo Terzano
Montaggio: Mario Serandrei
Musica: Carlo Rustichelli
Scenografia: Arrigo Breschi
Interpreti: Cameron Mitchell (Massimo Morlacchi), Eva Bartok (Contessa Cristiana), Thomas Reiner (Ispettore Silvestri), Dante Di Paolo (Franco Scalo), Claude Dantes (Tao-Li), Mary Arden (Peggy), Arianna Gorini (Nicole), Luciano Pigozzi (Cesare Lazzarini), Massimo Righi (Marco), Franco Ressel (Marchese Riccardo Morelli), Francesca Ungaro (Isabella)
Produzione: Alfredo Mirabile, Massimo Patrizi per Emmepi Cinematografica (Italia) / George de Beauregard (Francia) / Monachia Film (Germania)
Distribuzione: Gloria Film

Versione restaurata – In collaborazione con Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale

In programma Lunedì 25/11/24 – ore 20:30 – Savoia Cityplex

Una delle modelle di una famosa e raffinata casa di moda viene uccisa da un uomo misterioso dal volto coperto. La polizia inizia le indagini, ma i misteri all’intero dell’atelier si moltiplicano: tutti sembrano avere qualcosa da nascondere e le modelle vengono uccise una dopo l’altra, mentre i principali sospettati sembrano avere alibi di ferro…

Note di regia:
Tutti i miei film sono delle specie di viaggi, di itinerari iniziatici. Non importa l’ambiente e l’obiettivo che si propone l’eroe. La vita umana ha una sola conclusione possibile. E la morte è l’unico tema su cui valga la pena di riflettere… Le fruste, le maschere, i coltelli mi permettono di giocare con l’idea della morte, di trasmetterne il gusto, l’odore.
(Mario Bava, da Libération, citato in Mario Bava, di Alberto Pezzotta, Il Castoro Cinema 2013)

Mario Bava
Nato a Sanremo nel 1914 è il maestro del cinema fantastico italiano, amato da cineasti come Martin Scorsese, Joe Dante, Quentin Tarantino e John Carpenter. Dopo gli anni dell’apprendistato con il padre Eugenio, pioniere del cinema italiano, diventa uno stimato direttore della fotografia lavorando con Francesco De Robertis, Roberto Rossellini, Steno, Mario Monicelli, Riccardo Freda. L’esordio alla regia nel 1960 con La maschera del Demonio è subito un successo internazionale e attira l’attenzione della critica francese che gli dedica la copertina di Positif. Con La ragazza che sapeva troppo, nel 1962, inaugura il giallo italiano, mentre Terrore nello spazio, del 1965, resta il migliore esempio di fantascienza tricolore. In pochi anni crea un modello estetico e artistico irripetibile, fatto di invenzioni estetiche che valorizzano la direzione della fotografia e la cura degli effetti ottici e pratici. Fra gli altri suoi titoli più noti I tre volti della paura (1963), Operazione paura (1966), Reazione a catena (1972). Scompare nel 1980.

La critica:
Sei delitti mostrati come altrettanti variazioni estetiche: la regia “costruisce” l’omicidio servendosi di volta in volta di strumenti diversi, primo fra tutti la frammentazione dello spazio scenico, come per l’omicidio di Nicole nello studio di Franco, in cui gli spazi molteplici presenti nell’inquadratura permettono a Bava di lavorare sull’alternanza tra zone buie e masse di colori, realizzando uno spazio puramente cinematografico, fatto di luci e di materia filmata, dove la macchina da presa si muove seguendo regole proprie, senza aderire allo sguardo dei personaggi, ma contribuendo allo spiazzamento dello spettatore.
(Daniele Dottorini, da Mario Bava: Il rosso segno dell’illusione, Edizioni Sentieri Selvaggi)